Le vetrate della Parola di Carlo Pizzichini
per la bifora a sinistra dell’altar maggiore della Basilica di San Domenico a Siena. La parola dell’uomo e dell’AI
di Anita Valentini
L’insieme dei libri che compongono la Bibbia sono comunemente chiamati “Parola di Dio”, perché le tre religioni monoteiste credono che essi siano stati ispirati direttamente da Dio.
La Bibbia è, poi, per i cristiani, una parte fondamentale dell’incontro con la Parola di Dio, che si è incarnata in Cristo, il Verbo eterno di Dio, che si è manifestato agli uomini e che ha generato la comunità cristiana come recita l’incipit del Vangelo di Giovanni: “Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος” (In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio), indicando che Dio si è rivelato attraverso Gesù, la sua parola, fin dall’inizio.
La fede cristiana è l’incontro con Gesù, Parola viva.
Se la “parola del cristianesimo” oggi è un messaggio che si sforza di rimanere rilevante, combinando la fedeltà ai testi sacri con la necessità di rispondere in modo etico e pratico alle complesse realtà del mondo contemporaneo, dove, ogni giorno di più, è parte importante l’intelligenza artificiale-AI, la parola dei testi sacri – Logos – è anche ragionamento, espressione della mente e dell’intelligenza, proprie dell’uomo: è esplicitazione dell’essenza dell’umanità.
La parola dell’uomo, generata dall’uomo, oggi sembra fronteggiarsi con la parola generata dall’algoritmo dell’AI, come se fossero due realtà distinte, come se l’algoritmo non nasca dall’addestramento delle macchine da parte dell’uomo stesso.
Non dobbiamo temere l’ingresso dell’AI nelle nostre vite, che si tratti del lavoro, delle relazioni personali o della sfera pubblica.
Ciò che dobbiamo temere, invece, è la possibilità di “perderci” in questo incontro. Perdere una parte fondamentale di ciò che ci rende umani: la capacità di “comprendere” il valore delle parole. Se arriviamo al punto in cui non saremo più in grado di attribuire significato alle nostre parole, dovendo fare affidamento sulle macchine per interpretarle nei nostri rapporti, allora avremo, davvero, perso qualcosa di essenziale.
Dobbiamo partire da prendere atto di un cambiamento epocale, che potrebbe mettere in discussione uno dei punti fermi della nostra società: la parola, che ha una essenza divina e umana altissima.
Potrebbero essere a rischio il racconto delle nostre esperienze, le tracce giuridiche delle nostre decisioni, i dati degli esperimenti scientifici, le espressioni del nostro fare artistico. Il mondo distopico raccontato in 1984 da George Orwell, dove il Grande Fratello cambia a suo piacimento il contenuto dei libri e dei giornali, potrebbe diventare realtà o, meglio, incubo.
Pertanto, è necessario individuare nella società gli antidoti che possano scongiurare questo pericolo. La scuola, a tutti i livelli, potrebbe insegnare l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale e, in particolare, di quella generativa, adesso liberamente disponibile, anziché demonizzarla e proibirla. L’AI, invece, dovrebbe essere sperimentata in classe, sotto il controllo dei docenti, analizzando e studiando “parole artificiali”.
Si dovrebbe affermare con chiarezza e semplicità che l’AI non è a priori una fonte affidabile di sapere e di conoscenza.
I media potrebbero parlare diffusamente dei rischi, ma anche dei benefici, della diffusione dell’AI. Dovrebbero farlo in maniera documentata, riportando tempestivamente successi e fallimenti. I politici, come tutti, potrebbero usare l’intelligenza artificiale per produrre contenuti, a patto che siano autentici e corretti.
Il rispetto di questi principi potrà evitare uno scenario apocalittico in cui le entità artificiali produrranno contenuti che successivamente useranno per il loro stesso addestramento, in un ciclo perverso di autofagia.
L’ Associazione CSAIA ETS desidera lavorare affinché la parola sia dell’uomo, per un’AI etica, generata dall’uomo per l’uomo e che segua valori condivisibili e propri dell’umanità. La parola è intelligenza, è sapere: l’AI deve essere anche questo.
Perseguendo tale obbiettivo, siamo orgogliosi di mostrare in movimento il racconto sacro e poetico dell’artista Carlo Pizzichini, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera ed esponente del Dipartimento Art and Humanities di CSAIA ETS, il quale, nel 2013, ha realizzato le vetrate per le due bifore a lato dell’altar maggiore della medioevale Basilica di San Domenico a Siena, teatro delle visioni e della educazione teologica di santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e compatrona d’Europa, la quale, da giovane popolana analfabeta diventa, in virtù della grazia della parola di Dio, mistica colta e dottore della Chiesa.
Nello specifico, una delle due vetrate, quella sinistra, è dedicata al Logos: l’uso di un vetro monocromatico azzurro-blu, colore del divino e dell’infinito in tutte le religioni e in tutte le culture, ospita le scene riconducibili alla storia della Parola. Pennellate corpose di colore blu, verde e nero-grisaglia vivificano e ribaltano le scure piombature delle vetrate storiche, pur presenti anche qui per l’imprescindibile architettura dell’opera stessa, e, a mo’ degli ancestrali dipinti realizzati all’alba della storia artistica occidentale, danno vita a segni-simboli forti, che emergono tramite il controluce, con forza icastica, tessendo un racconto acceso da singoli frammenti rossi di vetro in rilievo, a raffigurare le note della composizione musicale In Paradisum deducant te Angeli del maestro contemporaneo Gianluigi Gelmetti: il registro pittorico diventa registro musicale. Pizzichini pone un pentagramma virtuale sull’andamento della scrittura segnica e le vetrate, così, divengono spartiti che possono essere suonati: luce, signum e musica della Parola.
Ecco, dunque, che leggiamo la storia della venuta di Cristo-Logos tramite segni, espressioni archeologiche della parola umana, fattori di comunicazione che ci rendono vivi e in comunione gli uni con gli altri.
Segni e simboli per la concretizzazione del Dabar, del Logos, della Kalamit, la parola nelle tre religioni monoteiste; segni antichi e moderni nelle sapienti mani dell’artista sono utilizzati e trasformati, per farli diventare elementi propri del suo fare, del suo raccontare la parola dell’uomo… parola sacra… Parola.
CSAIA ETS con questa animazione artistica desidera simbolicamente mostrare come può proseguire il lungo cammino della parola, composta da segni e in seguito da lettere e anche da immagini e da note musicali, per un presente che è già futuro, con un passato che non può essere dimenticato, ma che deve ispirare l’uomo e la macchina, l’intelligenza umana e artificiale, nel signum della parola.





