L’economia dei droni volerà altissima: perché il futuro dell’aerospazio passa dai velivoli senza pilota

Carmelo Cosentino

Intervista su Panorama di Carmelo Cosentino,
membro del Comitato Scientifico del CSAIA

Il futuro dell’aerospazio parla sempre più il linguaggio dei droni. Non soltanto come strumenti militari, ma come piattaforme tecnologiche destinate a trasformare interi settori industriali: dalla logistica alla sicurezza, fino alla sanità e alla gestione delle emergenze. È questa la visione di Carmelo Cosentino, manager tra i più autorevoli dell’industria aeronautica italiana, protagonista del rilancio di Piaggio Aerospace e figura storica del comparto aerospaziale italiano.

Il rilancio di Piaggio Aerospace

Nel corso della sua lunga carriera, Cosentino ha guidato realtà strategiche come Aermacchi, Superjet International e Alenia Aeronautica. L’ultima sfida è stata probabilmente la più delicata: il commissariamento di Piaggio Aerospace, azienda che molti consideravano ormai destinata al declino. Grazie a una precisa strategia industriale, la società è stata rilanciata valorizzando un asset tecnologico che possedeva già da oltre quindici anni: lo sviluppo di droni avanzati. Secondo Cosentino, il vero errore dell’Italia è stato non comprendere in anticipo il potenziale strategico di queste tecnologie. Piaggio Aerospace aveva infatti sviluppato soluzioni pionieristiche in un periodo storico in cui pochi intuivano come i conflitti moderni sarebbero cambiati radicalmente. Mancanza di capitali, scarsa visione industriale e dinamiche geopolitiche sfavorevoli hanno rallentato il progetto. Tuttavia, proprio questa competenza ha consentito all’azienda di tornare competitiva, fino all’acquisizione da parte del gruppo turco Baykar, oggi tra i leader mondiali nel settore dei droni.

Industria, politica e visione strategica

La vicenda Piaggio Aerospace rappresenta anche un caso emblematico del rapporto tra politica e industria in Italia. Cosentino respinge l’idea che il salvataggio dell’azienda sia stato un semplice intervento assistenzialista. Al contrario, sottolinea come il lavoro dei commissari sia stato orientato a ricostruire una prospettiva industriale concreta e sostenibile, cercando investitori credibili capaci di garantire sviluppo tecnologico e solidità finanziaria. Uno dei punti più discussi riguarda il mancato coinvolgimento diretto di Leonardo, il grande gruppo italiano della difesa e dell’aerospazio. Per Cosentino sarebbe stato preferibile mantenere Piaggio Aerospace sotto controllo italiano, ma Leonardo non ha mostrato un interesse sufficiente. Questo ha lasciato spazio all’ingresso di Baykar, considerata la proposta industrialmente più convincente grazie a capitali, capacità produttiva e visione strategica.

L’evoluzione dell’aerospazio italiano

L’esperienza maturata da Cosentino in Aermacchi e Superjet International gli consente di leggere con lucidità le trasformazioni dell’aerospazio globale. Durante la sua guida di Aermacchi, l’azienda attraversava una fase critica: le linee produttive del celebre MB339 erano ferme e il nuovo M346 muoveva i primi passi. Oggi quel velivolo è considerato uno dei migliori addestratori avanzati al mondo. Allo stesso modo, il progetto Superjet 100, sviluppato insieme ai russi di Sukhoi, dimostrava come la cooperazione internazionale potesse generare prodotti competitivi, pur scontrandosi con limiti geopolitici e scelte industriali controverse.

Perché i droni stanno cambiando la guerra

Ma è sul tema dei droni che emerge la riflessione più importante. Perché oggi i droni sono diventati il simbolo della guerra moderna? Cosentino individua quattro motivi principali. Il primo è economico: un drone dal costo relativamente basso può distruggere mezzi militari che valgono milioni di euro, alterando completamente il rapporto costi-benefici del conflitto. Il secondo elemento riguarda il fattore umano. I droni eliminano il rischio diretto per i piloti, il cui addestramento richiede tempi lunghi e investimenti enormi. Inoltre, ridurre le perdite umane ha un impatto politico e sociale decisivo nei conflitti contemporanei. La terza ragione è legata alla cosiddetta guerra asimmetrica. In scenari come Ucraina e Medio Oriente, forze armate meno strutturate riescono a contrastare eserciti molto più potenti grazie all’utilizzo intelligente dei droni. Questi sistemi hanno cambiato gli equilibri strategici globali, consentendo anche ad attori con risorse limitate di acquisire capacità operative avanzate. Il quarto fattore riguarda la trasformazione stessa del campo di battaglia. I droni non svolgono più una sola funzione: osservano, raccolgono informazioni, guidano l’artiglieria, colpiscono bersagli e, se necessario, diventano essi stessi armi kamikaze. In prospettiva, secondo Cosentino, l’evoluzione porterà persino al combattimento tra macchine autonome, dove l’algoritmo sostituirà progressivamente il pilota umano.

La democratizzazione della potenza aerea

Più che la fine della guerra tradizionale, siamo di fronte a una vera “mutazione genetica” del conflitto. Dai piccoli droni usa e getta fino ai grandi sistemi strategici, il settore sta vivendo una rivoluzione tecnologica destinata a incidere sugli equilibri geopolitici mondiali. Alcuni analisti parlano addirittura di “democratizzazione della potenza aerea”: un tempo solo le grandi potenze potevano dominare i cieli, oggi il costo di accesso è drasticamente diminuito.

Le applicazioni civili dei droni

Tuttavia, il futuro dei droni non si limita alla dimensione militare. Secondo Cosentino, le applicazioni civili cresceranno rapidamente nei prossimi anni. Logistica, trasporto sanitario, sicurezza urbana, monitoraggio ambientale e gestione delle emergenze sono soltanto alcuni dei settori destinati a essere rivoluzionati dai velivoli senza pilota. Il vero limite non è tecnologico, perché l’innovazione corre molto velocemente, ma normativo: far convivere droni autonomi e aree urbane densamente popolate richiede nuove regole giuridiche e sistemi di controllo adeguati.

Il futuro degli investimenti nell’aerospazio

Anche sul fronte finanziario il comparto aerospaziale sta attirando investimenti enormi. Le aziende della difesa sono diventate protagoniste delle Borse mondiali, ma Cosentino invita a distinguere tra i grandi programmi militari tradizionali e il mercato emergente dei droni. Costruire caccia militari richiede investimenti giganteschi e collaborazioni internazionali estremamente complesse. Al contrario, il settore dei droni presenta margini di crescita più sostenibili e accessibili, con prospettive industriali di lungo periodo molto più dinamiche.

Conclusioni

I droni non rappresentano più una nicchia tecnologica, ma una delle direttrici principali dell’economia globale e della trasformazione geopolitica contemporanea. L’Italia possiede competenze storiche e know-how industriale di alto livello, ma il vero nodo resta la capacità di sviluppare visione strategica, investimenti e politiche industriali coerenti. Chi saprà muoversi in tempo potrà giocare un ruolo centrale in un mercato destinato, letteralmente, a volare altissimo.