Presentazione del Manifesto CSAIA alla camera dei Deputati

Indirizzo di saluto: On. Giorgio Mulè – Vicepresidente della Camera dei Deputati

Introduzione

Il Centro di Studi Avanzati per l’Intelligenza Artificiale – Associazione CSAIA ETS

Pier Paolo Maria Menchetti: EU Commission/EMA Chairman Thematic Panel, co-Director International School on AI Technology and Law – Fondazione Ettore Majorana Erice, Presidente CSAIA

Massimo Midiri: Magnifico Rettore Università degli Studi di Palermo, Presidente Comitato Scientifico CSAIA

Il Manifesto CSAIA: AI al servizio del Rule of Law

Domenico Franco Sivilli – Direttore Generale risorse informatiche Consiglio di Stato, Roma

Agostino Ghiglia – Membro Collegio GPDP, Autorità Garante Protezione Dati Personali, Roma

Suany Mazzitelli – Éditeur LexisNexis, membre Observatoire de légistique, Paris

Konstantinos Kenanidis – Secretary General Office of the Orthodox Church in EU Parliament, Bruxelles

Ulrika Dellrud – Board Member and Certification Director at ISACA Belgium Chapter; Advisory Experts Pool EDPB – European Data Protection Board, Bruxelles

Francesca Medda – Institute of Finance and Technology, UCL, London

Cinzia Turli – Università Telematica San Raffaele – Roma; Università G. D’Annunzio – Chieti Pescara

Conclusioni: Francesco Bonini – Magnifico Rettore Università LUMSA, Roma

Modera Pier Paolo Maria Menchetti – EU Commission/EMA Chairman Thematic Panel, co-Director International School on AI Technology and Law – Fondazione Ettore Majorana Erice, Presidente CSAIA

Manifesto CSAIA: Intelligenza Artificiale al servizio del Rule of Law

L’Intelligenza Artificiale non è soltanto una tecnologia emergente: è una questione istituzionale, giuridica e antropologica. Questo il cuore dell’incontro tenutosi presso la Camera dei Deputati per la presentazione della Dichiarazione di Intenti del Centro Studi Avanzati per l’Intelligenza Artificiale (CSAIA), dedicata a un principio chiave: AI al servizio del Rule of Law.

Nel suo intervento introduttivo è stato sottolineato un punto essenziale: l’AI deve essere ricondotta entro il perimetro dello Stato di diritto. Non si tratta di un manifesto ideologico, ma di una carta programmatica che individua principi operativi concreti per uno sviluppo tecnologico coerente con i valori democratici.

I sei driver del Rule of Law applicati all’AI

La Dichiarazione individua sei direttrici fondamentali per un’Intelligenza Artificiale conforme al quadro giuridico europeo:

  • Privacy e sicurezza by design
  • Diritti di proprietà intellettuale
  • Governance e trasparenza
  • Supervisione umana
  • Responsabilità e tracciabilità
  • Interoperabilità e condivisione delle best practice

Al centro rimane la persona. L’AI non deve sostituire il giudizio umano, ma supportarlo. In particolare, è stato ribadito il principio di conoscibilità: ogni cittadino deve sapere quando è soggetto a un processo decisionale automatizzato e deve poter contestare o verificare l’esito algoritmico.

Questo principio richiama direttamente il GDPR e il diritto europeo, che riconoscono il diritto a non essere sottoposti esclusivamente a decisioni automatizzate.

Governance, sicurezza e machine unlearning

Un passaggio centrale ha riguardato la metodologia di sviluppo dei sistemi di AI. Un modello deve seguire pipeline strutturate, dalla definizione degli obiettivi alla raccolta e normalizzazione dei dati, fino alla validazione, auditing e monitoraggio continuo.

Particolare rilievo assume il concetto di machine unlearning, ossia la capacità del sistema di “dimenticare” dati non più legittimamente utilizzabili. Questo rende concreto il diritto all’oblio, evitando che informazioni personali continuino a influenzare modelli già addestrati.

In un contesto segnato da deepfake, data poisoning e manipolazioni algoritmiche, la sicurezza diventa un elemento strutturale e non accessorio.

AI, GDPR e scenario geopolitico

È stata richiamata l’attenzione sulle tensioni normative in atto a livello europeo e globale. Il rischio è uno scardinamento progressivo del GDPR attraverso modifiche che privilegino il “legittimo interesse” rispetto al consenso informato.

In questo scenario, il modello europeo si distingue da approcci extraeuropei, ribadendo la centralità dei diritti fondamentali rispetto alla mera efficienza tecnologica.

La Dichiarazione CSAIA si colloca quindi come proposta di rafforzamento del quadro europeo, promuovendo cooperazione internazionale, dialogo istituzionale e diplomazia scientifica.

Fintech, sanità e applicazioni concrete

L’AI non è trattata in astratto, ma nei suoi ambiti applicativi. Nel settore fintech, l’Intelligenza Artificiale può favorire inclusione, educazione finanziaria e accesso ai servizi per soggetti “underbanked”, purché inserita in un quadro regolatorio equilibrato.

In ambito sanitario, la ricerca biomedica e genomica beneficia enormemente della capacità predittiva dell’AI, ma sempre sotto supervisione umana e nel rispetto della privacy.

La dimensione etica e antropologica

L’AI può imitare schemi e generare contenuti, ma non possiede coscienza, responsabilità morale o capacità relazionale. La tecnologia deve rimanere strumento e non fine.

Il rischio non è l’innovazione in sé, ma la delega totale alla macchina, che oscurerebbe la responsabilità umana.

Formazione e consapevolezza

È emersa la necessità di un approccio pedagogico strutturato. La sfida non è solo tecnica ma culturale: occorre formare cittadini consapevoli, capaci di comprendere e governare la tecnologia, non semplici utilizzatori passivi.

La vera innovazione non consiste nel moltiplicare piattaforme, ma nel rafforzare la comprensione critica e la responsabilità individuale.

Conclusione

Il Manifesto CSAIA propone un modello chiaro: un’Intelligenza Artificiale regolata, trasparente, sicura e antropocentrica. Non una tecnologia che ridefinisce la persona, ma una tecnologia definita dalla persona.

Di seguito l’intero evento dal sito della Camera dei Deputati